Nuovi abbonamenti
(intero € 70, ridotto € 60)
ven.10 e sab.11 gennaio
c/o Biblioteca Comunale
via Navi Romane 8, ore 10-13

Biglietti
(intero € 16, ridotto € 14)
in prevendita online
dal 13 gennaio su arteven.it
e vivaticket.it e relativi punti vendita
Prevendite:
Biblioteca Comunale ore 10-13
un giorno prima di ogni spettacolo
Vendita:
il giorno dello spettacolo
c/o Sala Eracle dalle ore 20

Informazioni:
Servizio Cultura Città di Porto Viro
tel. 0426.325730 - 31 - 33
cultura@comune.portoviro.ro.it
Biblioteca Com.le tel. 0426.321814
Biglietteria cell. 348.0417218

Punti di vista

Stagione Teatrale 2020

gennaio - marzo 2020
Sala Eracle
Corso Risorgimento - Porto Viro (RO)

14 gennaio 2020 ore 21.20
MONTAGNE RUSSE

di Eric Assous
con Corrado Tedeschi e Martina Colombari
regia di Marco Rampoldi

29 gennaio 2020 ore 21.20
LA GIOVINEZZA È SOPRAVVALUTATA

scritto da Paolo Hendel e Marco Vicari
con Paolo Hendel
regia di Gioele Dix

7 febbraio 2020 ore 21.20
SOGNO DI MEZZ’ESTATE

da Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare
Mataz Teatro
traduzione, adattamento e regia di Andrea Pennacchi
con Marco Artusi, Evarossella Biolo, Gianluigi Meggiorin, Beatrice Niero

14 febbraio 2020 ore 21.20
LA SIGNORINA JULIE

di August Strindberg
Teatro Bresci
con Anna Tringali, Giacomo Rossetto, Eleonora Marchiori
regia di Giorgio Sangati

7 marzo 2020 ore 21.20
I PETTEGOLEZZI DELLE DONNE

di Carlo Goldoni
Compagnia Teatrale Giorgio Totola
regia di Tommaso De Berti

21 marzo 2020 ore 21.20
ESODO

Racconto per voce, parole ed immagini
di e con Simone Cristicchi

---------- TRAME ----------------------

MONTAGNE RUSSE
Una divertente commedia che esprime una pungente riflessione sul tema dei legami familiari e sul rapporto nei confronti del prossimo. Protagonisti un uomo di cinquant’anni e una giovane donna molto attraente interpretati da Corrado Tedeschi e Martina Colombari. I due si incontrano in un bar nel tardo pomeriggio e lui, approfittando dell’assenza della moglie in vacanza, la invita nel suo appartamento. L’uomo inizia a sedurla ma succede qualcosa che frena le avances... da qui tutta una serie di esilaranti e piccanti colpi di scena no ad arrivare a un inaspettato e toccante nale. Uno spettacolo che fa rimanere incollati alla sedia, un faccia a faccia da vivere direttamente, come spettatori che guardano nella nestra del dirimpettaio.

LA GIOVINEZZA È SOPRAVVALUTATA
“Tutto è iniziato il giorno in cui ho accompagnato mia madre novantenne dalla nuova geriatra. In sala d’attesa la mamma si fa portare in bagno dalla badante. Un attimo dopo il medico apre la porta dello studio, mi vede e mi fa: ‘Prego, sta a lei...” Grazie a quell’incontro Hendel si rende conto che si sta avvicinando alla stagione della terza età e che è il momento di fare i conti con quella che Leopardi definisce “la detestata soglia di vecchiezza”. Lo fa con una sorta di confessione autoironica sugli anni che passano, con tutto ciò che questo comporta: ansie, ipocondria, visite dall’urologo, la moda dei ritocchini estetici e le inevitabili riflessioni, filosofiche e pratiche, sulla “dipartita”. Utilizzando il linguaggio dello stand up comedy, racconta con una sincerità disarmante non solo sé stesso ma anche l’Italia che, come dicono le statistiche, sta inesorabilmente invecchiando.

SOGNO DI MEZZ’ESTATE
Il Sogno è considerato il primo vero capolavoro del giovane William Shakespeare, concepito nell’inverno del 1596. Si svolge in un’estate ideale e magica in cui s’intrecciano miti greci, giovani innamorati, fate, elfi del folklore letterario e rustici artigiani della campagna inglese intenti a preparare uno spettacolo amatoriale. L’autore ci assicura, è proprio un sogno... ma di chi? Di Bottom/Chiappa? Di Puck? Del pubblico? Il Sogno in realtà è di chiunque, in una qualsiasi notte di mezz’estate, quando il mondo è più... grande. Talmente grande da permetterci di attraversare a piedi i miti, le favole, le storie. Un piccolo labirinto di narrazioni intrecciate da Chiappa il tessitore, un clown saggio e visionario, da Puck, il demone costretto a fare del bene, e da Ippolita, l’amazzone sconfitta e moglie vittoriosa.

LA SIGNORINA JULIE
August Strindberg sottolineava, sul finire dell’Ottocento, la necessità di ricreare un realismo quasi fotografico nella messa in scena attraverso il trucco teatrale, i dettagli. Quello che ci interessa oggi, invece, è la profondità del dramma. La notte di mezz’estate di shakespeariana memoria conduce il pubblico in una gabbia mentale (e simbolica): un sogno, un incubo immerso nel buio dell’oblio e dell’inconscio. Dentro la testa dei personaggi, degli spettatori. Non c’è nulla di naturalistico nella scena dai colori grigi (con elementi che ricordano gli oggetti dilatati che si trovano in una gabbietta per uccelli), nell’uso del suono; solo gli attori e i loro corpi si assumono il dramma che si fa carne e libera tutta la sua potenza.

I PETTEGOLEZZI DELLE DONNE
Ancora una volta Carlo Goldoni ha usato i personaggi femminili per ottenere un risultato corale di rilievo. Il tema centrale della divertente commedia è quello del pettegolezzo e dei suoi effetti nel mondo popolare e quotidiano di sartine, merciaie, lavandaie, gondolieri e artigiani e dell’immancabile Arlecchino. Pochi sanno che Checchina, a data dall’infanzia al tutore Pantalone, non è figlia di Paron Toni come tutti credono. Così Catte, che conosce il segreto, lo confida all’amica donna Sgualda che lo racconta ad un’altra... innescando un meccanismo a catena che non risparmia neppure il futuro sposo Beppo che si troverà nell’imbarazzante situazione di dover decidere se preferire l’amore o la reputazione. L’intrigo si risolve lietamente con inevitabili e divertentissimi colpi di scena.

ESODO
Al Porto Vecchio di Trieste c’è un “luogo della memoria” particolarmente toccante: il Magazzino n.18. Racconta una pagina dolorosa della storia d’Italia, di una complessa vicenda del nostro Novecento mai abbastanza conosciuta, e se possibile resa ancora più straziante dal fatto che la sua memoria è stata a data non a un imponente monumento ma a tante, piccole e umili testimonianze che appartengono alla quotidianità. Il M.18 conserva sedie, armadi, materassi, letti e stoviglie, fotogra e, giocattoli, ogni bene comune di tante vite interrotte dalla storia, e dall’Esodo: con il Trattato di Pace del 1947 l’Italia perse vasti territori dell’Istria e della fascia costiera, e circa 300 mila persone scelsero - davanti a una situazione dolorosa e complessa - di lasciare le loro terre natali destinate a non essere più italiane.
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