​Orari d’apertura:
prefestivo ore 15-19
festivo ore 10-12 e 15-19

Organizzazione:
Associazione il Carmine
e Parrocchia di S. Antonino
martire di Ficarolo

Per informazioni:
www.ilcarmineficarolo.it

La fabbrica dello zucchero di Ficarolo

27-28 febbraio, 5-6 e 12-13 marzo 2016
Sala Polivalente Giovanni XXIII
piazza Marconi - Ficarolo (RO)

Inaugurazione mostra e presentazione catalogo
sabato 27 febbraio 2016 ore 11

presso Sala Polivalente Giovanni XXIII, piazza Marconi

Interverranno, oltre alle autorità civili, il curatore del volume Massimiliano Furini, Fabio Ortolan e Sergio Garbato che hanno contribuito con dei compendi sul tema. In esposizione principalmente alcune tavole grafiche significative che delineano il percorso edificatorio e impiantistico dell’opificio Altopolesano dai giorni della sua prima costruzione nei primi del ‘900 fino alla ricostruzione parziale post bellica del secondo conflitto mondiale. Nel suo percorso di vita si innestano piccole vicende umane e grandi eventi storici, aneddoti e curiosità del territorio, vicende nazionali che hanno modificato e contaminato la vita di ogni abitante del luogo.


Far rivivere qualcosa che appartiene al passato.
Ripristinare e restaurare ciò che ieri era storia. Assistere al materializzarsi di immagini e disegni che ravvivano la nostra memoria personale e collettiva rievocando il ricordo di una comunità un tempo fiorente. Con questa spirito propositivo l’Associazione Culturale “Il Carmine” ha voluto realizzare la mostra “La fabbrica dello zucchero di Ficarolo” esponendo principalmente alcune tavole grafiche significative che delineano il percorso edificatorio e impiantistico dell’opificio Altopolesano dai giorni della sua prima costruzione nei primi del ‘900 fino alla ricostruzione parziale post bellica del secondo conflitto mondiale.
Nel suo percorso di vita si innestano piccole vicende umane e grandi eventi storici, aneddoti e curiosità del territorio, vicende nazionali che hanno modificato e contaminato la vita di ogni abitante del luogo. Tre generazioni coinvolte e incise dalla “fabbrica”, luogo dell’ anima di chiunque fosse nato prima del 1962.
La voce dello stabilimento chiamava sei volte al giorno, nel periodo di massimo lavoro, scandendo la vita dell’intera comunità. Un suono di sirena recuperata dai periodi di guerra e che annunciava il richiudersi e l’uscire dai rifugi è stata convertita, negli ultimi anni, per annunciare lo scandire dei turni lavorativi dell’operosità umana chiamata ad attivarsi.
Un percorso suggestivo e coinvolgente che acconsentirà di liberare la mente nell’ammirare il percorso espositivo lasciando che la memoria vaghi nel tempo, a ritroso. Osservando la mostra ognuno di noi sarà trasportato in un’altra dimensione, potrà riascoltare quelle voci, quei rumori, quei racconti e perché no anche l’odore delle lavorazioni che diveniva insopportabile contestualmente al cambiare del tempo.
Per i nati come me a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70, lo Zuccherificio rappresentava il passatempo estivo, l’evasione dopo un lungo, buio e freddo inverno dove difficimente si poteva godere degli spazi esterni. Si attendeva con trepidazione l’inizio della “campagna saccarifera” con l’inesorabile crearsi, per le vie del paese, di una lunghissima coda di trattori, più o meno nuovi, carichi nei loro trabballanti rimorchi di preziose barbabietole. Alla mattina aprivamo gli occhi svegliati, di soprassalto, dal “borbottare” e dallo “scoppiettare” degli splendidi Landini o dal chiacchiericcio folcloristico dei coltivatori diretti o terzisti che attendevano l’avanzare della fila per scaricare il proprio carico. E come sempre è accaduto anche noi giovani frontisti, raggruppati in “bande”, armati di canne di bambù sulla cui sommità venivano inseriti robusti chiodi, attendavamo il momento proficuo per “prelevare” furtivamente le bietole che sporgevano ordinate dalle sponde dei rimorchi….per poi farne gli usi più svariati. Si creavano consolidate amicizie, rapporti duraturi che crescevano di anno in anno tra noi giovani e gli agricoltori intenti nella loro operosità lavorativa estiva….nei bei  tempi spensierati!
Ecco disegnarsi il paesaggio di Ficarolo scandito dal profilo  degli argini del “Grande Fiume”, dalla mole della Parrocchiale e della sua pendente Torre campanaria, dalla stupenda e turrita Villa Giglioli immersa nel suo parco, dalle numerose coperture dei magazzini dell’ex zuccherificio e dalla sua spiccata ciminiera segnata e  ferita, come tutti gli edifici storici dell’AltoPolesine, dal sisma del 2012.
Questa assenza di omologazione ormai globale dei centri abitati riconoscendo nel proprio skyne line  il “ Genius Loci” deve essere la parola d’ordine  per preservare  e valorizzare il “carattere ambientale di un luogo” , “la sua essenza” la sua particolare “identità” che lo rende unico.
 
Massimiliano Furini
 
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